Marianna e “la casa delle ortensie blu”

Ci sono persone che vivono più volte, che inciampano, si rialzano e ripartono. Ci sono donne che davanti alle difficoltà: prima si fanno sopraffare ma poi, mettono le ali, e tornano a volare.

La storia di oggi è quella di Marianna, una violinista, una mamma, un’insegnante che, mentre parliamo, sento volare libera nell’aria come la sua musica soave, sento che raccontarsi per lei oggi è un regalo e quindi ascolto come sempre, lasciandomi trasportate dalla sua storia.

L’ho incontrata in un pomeriggio caldo d’estate, abbiamo passato qualche ora insieme nella sua casa nei boschi, a Boves, in montagna. L’ho soprannominata “la casa delle ortensie blu” perchè questi bellissimi fiori blu, circondano questo piccolo paradiso alpino, dove Marianna ama passare il suo tempo, lontano dal mondo che spesso è troppo caotico ed ogni tanto, ci costringe a delle pause. Con noi il suo inseparabile strumento: il violino che da molto tempo l’accompagna nella sua vita.            La casa delle ortensie è stato il suo sogno, l’acquisto di una casetta fuori dal mondo dove poter passare del tempo sereno con la sua famiglia.

La prima volta che Marianna vede un violino è piccolissima, e questo strumento è appeso alla bancarella dei giocattoli alla fiera del paese, San Donato a Demonte. Esprime subito il suo desiderio di avere quell’oggetto,  lo riceverà, ma non sarà  un giocattolo, ed inizierà  la sua carriera di giovane musicista.

La musica, da sempre, fa parte della famiglia di Marianna: il nonno suonava in banda, in casa si cantava, non mancava mai una musica di sottofondo, la sorella di Marianna, suona la fisarmonica, ed anche il fratello, primo di tutti a seguire la strada della musica, diventa musicista di professione.               Era come se una strada fosse già segnata ed ecco perchè, la voglia di suonare della piccola Marianna viene sostenuta.

Inizia a studiare il violino alla tenera età di 8 anni, prende le sue prime lezioni private fino a 9 anni e poi si presenta per l’esame al conservatorio. Piccola e ancora inesperta, non viene presa ma l’anno dopo riuscirà nell’impresa.                                            Marianna a 19 anni ha sulle sulle spalle 11 anni di conservatorio, ore e ore di pratica, la scuola superiore da frequentare e quindi molto  studio,  insomma una vita non facile, ed in alcuni casi, una vita che priva della giovinezza e del divertimento che si merita.                                                               A 19 anni Marianna si diploma al conservatorio!

Il talento innato di Marianna viene capito subito, e la sua dedizione allo strumento, la rende sempre più brava.                    In casa, le attenzioni sono molto spesso rivolte al fratello fagottista di successo, un ragazzo forte, intraprendente, che si fà strada con facilità nel mondo della musica, che apre le porte alla sorella che, in qualche modo, si sente obbligata a stargli dietro ed entra in un turbine di impegni che, in certi momenti, la sovrastano. Concerti, tournee sia in Italia sia all’estero, lunghi periodi passati fuori casa, in ambienti sconosciuti, con persone sconosciute. La passione per il violino non basta a colmare il disagio di Marianna, che in cuor suo ha un solo grande desiderio: trovare un uomo, sposarsi e mettere su famiglia. Un desiderio inconciliabile con lo stile di vita che gli veniva proposto. Non c’era posto per la vita sociale, il divertimento ma bisognava suonare, esercitarsi, studiare e lavorare. A 19 anni, Marianna era già un’insegnante e copriva le supplenze corte, per poter continuare a suonare, soddisfano le aspettative della famiglia.

Quante volte, nella nostra vita, siamo obbligati a fare ciò che non vogliamo? Lo facciamo e basta, per non dispiacere chi ci sta accanto, per la paura di dire basta o semplicemente perchè non abbiamo la forza di ribellarci. Marianna voleva suonare, voleva  trasmettere il suo talento a degli studenti, e voleva una famiglia.

Un giorno all’improvviso, dove si dice,  si possa trovare l’amore della vita, ovvero ad un matrimonio, Marianna ha conosciuto Mario. Uno sguardo le ha fatto capire che quello era l’uomo con cui avrebbe passato il resto della sua vita e così è stato.  Ho scambiato poche parole con Mario, ma ho capito che serve a Marianna, per completarsi, per tenere a freno quella parte di sè che è sempre in fermento, che è stato il supporto nel momento in cui, Marianna è diventata mamma e questo ha causato in lei un periodo difficile in cui la depressione si è impossessata della sua mente. 

Marianna da tutto questo è uscita, perchè le donne si sanno rialzare, ora il suo sorriso illumina le sue giornate e diventa contagioso quando insegna il suo strumento, perchè ce l’ha fatta,  il suo sogno si è realizzato: un posto di ruolo nella scuola come insegnate di violino!!

Come per tutti, ci sono delle cicatrici che restano, guariscono, ma sono parte di noi. Ho letto negli occhi di Marianna quel velo di tristezza che ogni tanto affiora, quando si toccano argomenti difficili, ma poi la luce nei suoi occhi è ritornata quando le ho chiesto di suonare un pezzo per me.

Eravamo nel bosco, come cornice una piccola casa isolata, in montagna, un paradiso incontaminato dove si può sfuggire al caos e liberare la mente. Quando le note si sono liberate nel vento, un brivido mi ha percorso la schiena. Marianna è diventata un tutt’uno con il suo strumento, corpo, anima e mente sono andati lontani. Il suono, diffuso nel bosco, ha dato un senso a tutto; al suo difficile passato, alla sua fragilità mascherata dalla costante allegria, al suo essere la meravigliosa persona che è ora e che mi ha accolta, nel suo piccolo paradiso montano.

Marianna ha trovato la sua forza in questo strumento perchè, nei periodi più bui, nessuno l’ha abbandonata: tutti volevano sentire il suono del suo violino, volevano godere del suo talento, ammirarla ed apprezzarla e tutto questo è stato lo stimolo per non mollare!

La prima volta che ho ascoltato il suono del violino di Marianna è stata quest’anno, alla presentazione del mio libro “Margherita sui sentieri del nonno”. Era stata incaricata dell’intermezzo musicale durante la serata. Io amo da sempre il suono del violino, e quella sera è stata una piacevole sorpresa. Quando le sue note hanno invaso l’aria, ecco che quel brivido nella schiena si è di nuovo presentato, ho socchiuso gli occhi e mi sono lasciata trasportare dalla musica soave, per qualche istante non ero più alla presentazione del mio libro,  a stento sono riuscita a trattenere le lacrime.

Non sapevo la sua storia, ma lei e il suo violino mi hanno toccato l’anima. C’è chi parla con le parole e chi lo fa con la musica. Io ho sentito che, dietro quelle note, non c’era solo una grande donna, ma tutta la sua storia e così ho deciso di farmela raccontare.

“Abbiamo tutti nel petto un violino e abbiamo perduto l’archetto per suonarlo. Alcuni lo ritrovano nei libri, altri nell’incendio di un tramonto, altri negli occhi di una persona, ma ogni volta l’archetto cade dalle mani e si perde come un filo d’erba o un sogno. La vita è la ricerca infinita di questo archetto per non sentire il silenzio che ci circonda” 

Questa frase di  Fabrizio Caramagna, mi fa concludere questa storia e mi fa capire che il mio archetto è la scrittura e non devo perderlo,  mentre quello di Marianna e tutto il suo essere una splendida persona che con il suo archetto, regala attimi di felicità e brividi di emozione. Nella vita ci si alza sempre e se non si ha paura, i sogni possono diventare realtà.

Ho scoperto che il fiore dell’ortensia, simboleggia l’amore a 360 gradi: ardente, passionale, unico e sincero quindi in questo racconto fatto di passione e amore per la vita è davvero il fiore giusto.

Dalle storie di rinascita si può sempre prendere spunto per migliorare la propria vita, per cercare di essere felici nonostante tutto, per amarsi ed amare in egual misura. Marianna, per me, è stata uno stimolo, un esempio, una storia a cui era giusto dare voce, una persona che il destino mi ha portato ad incontrare perchè era giusto così. Al prossimo lunedì perchè nel mio blog puoi trovare solo storie belle!!

5 risposte a “Marianna e “la casa delle ortensie blu””

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