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  • M’Agrado: gli sciroppi dal sapore di Montagna!

    M’Agrado: gli sciroppi dal sapore di Montagna!

    La storia di oggi profuma di mare,  arriva da una terra che è vicina al Piemonte: la Liguria ma poi vola in montagna, tra le cime più alte e i prati in fiore,  nella Valle Stura, e qui  mette radici. E’ la storia di Enrica, una ragazza tenace, laboriosa, cocciuta, solare e con le idee molto chiare.                                                      L’ho conosciuta nel suo piccolo regno a Pietraporzio, assaggiando i suoi deliziosi sciroppi, si è raccontata e oggi voglio farvi conoscere la sua storia.

    L’ho scoperta per caso, attratta dall’etichetta dei suoi prodotti che, con la scritta occitana “M’Agrado”, che tradotto in italiano significa: mi piace, ha acceso la mia voglia di conoscerla. Ho scoperto così che questo nome, era nato proprio da uno scarabocchio fatto su un quaderno, che in questo nome c’è tutta la voglia di Enrica di far conoscere i suoi prodotti, e la terra da cui arriva. Il profumo delle erbe aromatiche del mare ed il sapore dei fiori d’alta quota del territorio alpino dove vive.

    Cosa fa oggi Enrica?  Questa donna speciale oggi, fa l’ingegnere in una grande ditta del Cuneese: un traguardo raggiunto negli ultimi sei anni, prima per un lungo periodo insegna elettrotecnica in alcune scuole professionali per poi tornare a fare l’ingegnere per un’azienda in Liguria. Per tre anni viaggia tra Liguria a Piemonte, un periodo difficile che però si conclude con l’arrivo dell’attuale lavoro.

    Enrica nasce al mare, ad Albenga, e ogni volta che può ci torna, ma qualcosa la lega alle montagne, in particolare alla Valle Stura, luogo che frequenta fin da bambina, dove passa le sue vacanze, nel monolocale acquistato dai suoi genitori a Bersezio   Anche nell’adolescenza sceglie le montagne, con il passare del tempo costruisce amicizie, legami : in questa valle si sente a casa. La pace, la tranquillità e l’accoglienza che trova sui monti, le consentono di preparare gli esami per la sua laurea, e la concretezza che trova nelle amicizie le fa  incontrare Alessandro, suo marito, che ha origini a Pietraporzio.

    Ma che cos’è M’Agrado? E’ una piccola azienda alimentare domestica, nata a Giugno 2022, con sede a Pietraporzio, che produce sciroppi. Nasce dalla tenacia di Enrica, dalla sua passione di fare sciroppi in casa, e dalla sua voglia di esprimere se stessa, la sua cratività in un lavoro che le lasci spazio per sperimentare e mettersi in gioco.

    Non è stato facile adattare la casa di famiglia a laboratorio, ma la mente matematica di Enrica, e la sua grinta, le hanno permesso di arrivare a raggiungere il suo obiettivo: una linea di prodotti buoni, naturali e adatti ad essere lanciati sul mercato. Molti ostacoli sulla strada per poter aprire la sua azienda. Ma lei ci è riuscita!

    M’Agrado debutta ufficialmente sul mercato a fine giugno 2022. Un’azienda appena nata, che sta crescendo con Enrica, le sue ambizioni, la sua voglia di mettersi in gioco, di realizzare la sua idea ed ampliarla poco alla volta.

    Non si può dire che sia facile per lei far conciliare due lavori, ma questa piccola azienda, che ha creato da zero, rappresenta il suo “futuro sereno”, un modo per vedersi nella casa di montagna a produrre con amore i suoi prodotti e a godersi, magari , la pensione insieme a suo marito, che tornerebbe alle sue origini montanare.

    Ci sono serate in cui preferisce la produzione al relax in poltrona, spesso i suoi week end sono nella bella baita di Pietraporzio, a produrre sciroppi per soddisfare gli ordini dei clienti, che piano piano iniziano crescere.                                          Ho sentito spesso, nelle mie interviste, dire : “Se si vuole si fa”! Spesso le idee che partono dal cuore, di cui si è davvero convinti, in cui si investe tutto : tempo, denaro, fatica, sono quelle che arrivano ad ottenere dei risultati. Marina nasce al mare,  ma nel suo cuore c’è la cocciutaggine e la grinta di una vera montanara e sono certa che farà molta strada, e poi i suoi prodotti sono ottimi.

    Enrica mi ha donato tutti i suoi sciroppi, che sto gustando giorno per giorno. Ci sono in due formati: 100 ml e 250 ml. Sono tutti naturali e l’unico conservante è lo zucchero. Si possono trovare:

    all’Achillea: intensa e corposa alla Menta: fresca e dissetante al Timo: aromatico e digestivo all’Ibisco: colorato e dolce e le nuove uscite: Basilico, che non poteva non esserci per una ligure, che appaga il palato in modo fresco e piacevole ed infine salvia, un tuffo nell’ aroma di questa pianta dai mille usi.

    Li sto sperimentando caldi, freddi e sto trovando le combinazioni migliori nelle ricette più svariate. Si possono utilizzare anche per dei cocktail d’effetto: quest’estate a Bersezio è nato il TimTonic, lo stesso sciroppo viene usato a Sambuco per insaporire il lardo, ed altri per aperitivi analcolici o per i clienti della SPA. Insomma sono davvero delle bevande molto versatili.

    In alcune attività della Valle Stura, che hanno dato fiducia a Enrica, al suo prodotto e per lei sono state motivo di orgoglio e spinta per continuare, si possono trovare i prodotti “M’agrado” e se vuoi conoscerli tutti puoi scrivere a Erica su whatapp: +39 353 4426522 o conoscerla su instagram http://www.instagram.com/magradosciroppi o su facebook http://www.facebook.com/magradosciroppi

    Nel mio viaggio tra i protagonisti del blog mi porta sta portando a conoscere , con piacere, che ci sono molte persone che, ad un certo punto della loro vita, decidono di reinventarsi, di cambiare il proprio futuro, e spesso scelgono la montagna per farlo. La stessa montagna che spesso è più ostile e complicata della città, allo stesso tempo offre delle opportunità di lavoro diverse e forse, in qualche modo lascia più libertà di esprimersi.

    La storia di Enrica, ingegnere e artigiana, insegna che non ci sono età, non ci sono momenti, non ci sono impedimenti per portare avanti un’idea ma è la nostra mente che fa tutto e la nostra passione che spinge il motore per azionare il meccanismo e far partire il nostro sogno! Devo imparare da questa donna tenace e perseguire nel mio sogno di fare la blogger di professione!

    Anche oggi una storia di donne e montagna, di nuovi inizi, di dolcezza e sapori nuovi. Per sentire il sapore di montagna ti consiglio di assaggiare gli sciroppi M’Agrado, sono certa che anche tu non potrai che tenere il tuo pollice in sù!

    Al prossimo lunedì! La mia instancabile caccia di storie non si ferma mai!

  • Ca’ Mea: una SPA, un ristorante , una casa!

    Ca’ Mea: una SPA, un ristorante , una casa!

    Un’ accattivante pagina facebook mi ha portato in Valle Grana, Piemonte, provincia di Cuneo, a conoscere “Ca’ Mea”: una casa, una SPA, un ristorante. Questo piccolo paradiso alpino, come tutte le storie che racconto, ne ha una sua: speciale, particolare , insomma: una storia da leggere!

    Sono salita a Saretto, una piccola frazione di Monterosso Grana, un pomeriggio estivo di inizio settembre, quando l’aria è ancora calda ma all’ombra già fa freddo. Volevo conoscere Egle e Manuel e la storia di CA’Mea.

    Entrando nel piccolo borgo arpino per un istante ho creduto di essere in una baita del Trentino: la casa che mi sono trovata davanti, interamente realizzata in legno e pietra, accoccolata tra le case nel cuore del paese, mi ha subito messo la voglia di entrare. Egle e Manuel mi stavano aspettando: insieme a loro, il piccolo Francesco e Aurora. Sono una bella famiglia che per crescere i propri figli ha scelto la montagna.

    Davanti ad una tazza di tea, servita nel servizio “bello ” della nonna, che ad ogni tintinnio mi ricordava la mia infanzia, si è fermato il tempo ed ho ascoltato questi due giovani raccontarsi.

    Manuel è originario di Bernezzo, per lavoro, dopo la laurea, sceglie la montagna. Inizialmente, per due anni, gestisce il rifugio Paraloup, in Valle Stura, poi nasce in lui l’ambizione di aprire un rifugio in Valle Grana, che però lo vede costretto a rinunciare intrappolato tra burocrazia, permessi e spese troppo elevate. Rinuncia all’impresa ma non molla la sua voglia di vivere e lavorare in montagna e così coglie l’occasione di gestire una birreria, poco distante da dove ora c’è CA’ Mea.

    Un locale che già caratterizzava il suo stile, rustico, con arredamento montano, dove spesso i clienti diventavano amici. La richiesta dei clienti della birreria, di poter soggiornare in Valle, lo spinge, insieme ad Egle, incontrata per caso in montagna ed ora sua7 compagna di vita, ad aprire delle camere per dare ospitalità. Dovevano essere solo due semplici camere ma in realtà prende vita una struttura meravigliosa.

    Con l’arrivo dei due bimbi, la gestione della birreria, con i suoi orari allungati ed il poco tempo da dedicare alla vita famigliare viene lasciata e ora, Manuel ed Egle si occupano a tempo pieno di “Ca’ Mea”

    La storia di Egle è differente. Originaria di Borgo San Dalmazzo, studia da estetista, poi un incontro casuale la porta a conoscere il mondo delle Spa. Inizia così la sua vita in viaggio, come direttrice di Spa a Parigi, Montecarlo, St. Moriz e Trentino, fa molta esperienza, mette tutto nella sua valigia: ama questo lavoro e va sempre avanti! Dopo tanto viaggiare la voglia di fermarsi prende il sopravvento ed il ritorno alle origini diventa inevitabile.

    Le sue origini la richiamano, per un periodo gestisce un Centro Estetico, ma tutto cambia con l’incontro con Manuel, conosciuto in montagna, con cui il feeling è immediato. Sono quasi sicura che le anime simili si attraggono ed il concetto che hanno questi due ragazzi di “montagna pura” è davvero in sintonia. Entrambi amano l’ambiente montano, con tutti le difficoltà che esso comporta. Entrambi credono che la montagna debba essere un luogo dove offrire pace, tranquillità dando la possibilità di staccare dalla routine quotidiana , dimenticando problemi, stress e lavoro!

    Manuel, prima di iniziare il suo lavoro nel ristorante annesso alla casa, corre per qualche chilomentro verso le cime, dove ritrova pace, energia e si può perdere tra le bellezze che l’ambiente montano gli regala ogni giorno.

    Ma ora parliamo di che cos’è “Ca’Mea! Non si tratta di un albergo, come viene detto a gran voce da Manuel e Egle, ma questo posto è tante cose.

    Una Spa: studiata, strutturata e pensata da Egle, la regina di questo ambiente, che lo conosce da sempre e che ha fatto fruttare l’esperienza del passato, creando un ambiente unico, confortevole e dove puoi beneficiare dei suoi fantastici massaggi.

    Un piccolo posto dove coccolati da legno, luci soffuse e profumi di montagna potrete rilassare corpo e mente. Mi sono immaginata su una poltrona vista montagna, con la neve che scende fuori e il tempore del caminetto accesso!

    Una Spa e 3 camere in pieno stile alpino dove poter soggiornare e dimenticare frenesia e caos della città!

    Nelle stanze giochi in scatola, libri , no wifi e no tv! Il messaggio che vogliono passare Egle e Manuel è l’invito ad un soggiorno “digital detox”.

    “Il bello di questo posto è quello che non c’è” mi dice Egle, che per questa struttura ha scelto un approccio “plastic free” e che sceglie solo prodotti naturali, riservando un’attenzione costante al rispetto dell’ambiente.

    Non mi resta che parlare dell’ultima chicca di questo posto: il piccolo ristorante che completa l’offerta della struttura. Si tratta di un piccolo locale, con massimo 10 coperti, dove Manuel propone una cucina di montagna, con antiche ricette di famiglia, uniche e ricercate. La particolarità di questo posto? Tutto viene cucinato con il forno a legna! Mentre Manuel, chef autodidatta, mi racconta i suoi piatti avverto una certa curiosità e la voglia di venire qui, a degustare le sue specialità, soggiornando qualche giorno mi invade.

    Il concetto del ristorante e quello di servire “cibo vero”, quello che Manuel gustava un tempo a casa della nonna. Piatti studiati sperimentati che ogni tre mesi cambiano! Come accompagnamento solo vini naturali.

    Chi sceglie di vivere e lavorare in montagna fa una scelta precisa, sà cosa dovrà affrontare, la vive ogni giorno e la fa conoscere facendosi conoscere. Questa famiglia è vera, l’accoglienza che offre è unica, lo stile di vita che propone è quello che vive ogni giorno. In questa struttura ci sono tutti i risparmi. i sacrifici , le fatiche di chi ci ha creduto e ce l’ha messa tutta, di una coppia che vuole dare un futuro ai propri figli garantedogli una buona qualità di vita, matendo semplicità e voglia di fare.

    Egle e Manuel sono il chiaro esempio che per avere la vita che si desidera bisogna investire sul futuro, mettersi in gioco, creare opportunità e metterci un pizzico di coraggio. Se vuoi conoscere Ca’Mea la trovi su instagram: http://www.instagram.com/camea_relax e su Facebook http://www.facebook.it/Ca’MEA. Food

    Una piccola curiosità: il nome Ca’ MEA fa pensare a casa mia, in realtà in questo nome ci sono nascosti tre nomi: Manuel, Egle e Aurora e per dare spazio al piccolo Francesco, è nata Ca’MEA Food. Anche qui la forza di questa famiglia dove tutti hanno uno spazio.

    Anche questo lunedì ti ho portato in un posto speciale, gestito da persone speciali che ti invito ad andare a conoscere, gustando l’ottima cucina o rilassandoti nella Spa.

    La montagna torna ad essere uno spazio multifunzionale, dimostrando che resta un ambiente vivo che può accogliere anche offrendo un servizio raffinato e di alto livello. Alla prossima settimana con un’altra storia speciale!

  • Semplicemente “Rosbettola”

    Semplicemente “Rosbettola”

    Poco sopra Boves, un paese del cuneese, cè una piccola frazione denominata Rosbella. Una tranquilla borgata alpina, a 1000 metri di altitudine, immersa nei boschi. Un luogo nascosto, che mentre lo raggiungi, percorrendo una strada asfaltata, che attraversa castagneti curati e coccolati, ti fa sentire già immerso nell’ambiente montano. Quando arrivi a destinazione, una bella scritta in legno ti accoglie: ROSBELLA. Posi la tua auto, e in pochi passi, dopo la chiesetta, ti trovi immerso in un posto che sembra fermo nel tempo. Un borgo alpino completamente ristrutturato, vivo, colorato dove non puoi non inciampare nella “ROSBETTOLA”, un piccolo locale semplice che invita a fermarsi!

    Oggi vi racconto la storia di questo locale, di chi l’ha fatto nascere, l’ha voluto e soprattutto la storia della famiglia che qui, in questa frazione alpina, ci vive tutto l’anno e ci lavora, portanto avanti l’osteria e il B&B collegato. Una storia che profuma di passione, di famiglia, di tenacia e di vita in montagna!

    La prima persona con cui mi sono fermata a parlare è Sandro Gastinelli, il capostipite della famiglia ed è lui, insieme a Marzia, sua moglie, che ha nel cuore la montagna, le persone che la vivono e l’hanno vissuta, le tradizioni , la cultura. Tutto questo lo hanno per lungo tempo raccontato per professione, infatti si occupavano della realizzazione di film e documentari.

    Sandro inizia la sua carriere di documentarista molto presto, a 19 anni, subito dopo la scuola. Inizialmente si occupa di video in generale, lavora per televisioni locali, realizza servizi pubblicitari ma poi il lavoro lo porta a concentrarsi sui documentari prevalentemente di vita, storia, cultura e tradizioni in montagna. Insieme a Marzia, produce film che spesso vengono presentati a Festival di cinema di montagna, e così la vita di entrambi diventa avventurosa e li porta a conoscere tante realtà montane al di fuori del Piemonte, Diventano loro stessi organizzatori di Festival!

    Marzia e Sandro raccontano storie di gente che vive in montagna e si rendono conto di come, gli ultimi ad avere abitato la montagna, erano le persone che sapevano fare tutto, se la sapevano cavare in ogni situazione, con l’uso dell’intelletto e della mani. Intuiscono che la chiave per far si che la montagna resti viva è la multifunzionalità.

    Perche non creare un ambiente multifunzionale anche a casa? Nel 2000 Sandro, Marzia e Edith, la figlia di pochi anni, approdano a Rosbella, un frazione ormai dimenticata, dove resiste un solo abitante, ma dove immaginano il loro futuro e decidono di andare a vivere! Nel 2009 spostano il loro piccolo studio di registrazione, e nel 2011 aprono il B&B iniziando a pensare alla “Rosbettola” che nella testa di entrambi aveva già preso forma e doveva essere il posto della vecchiaia dove fare qualche caffè al giorno e vivere sereni .

    Il concetto di multifunzionalità diventa necessario anche per il sostentamento della famiglia: ci volevano più cose per gantire un futuro e una tranquillità economica. Piccoli passi che portano la famiglia Gastinelli, composta oggi anche da Leo, il componente più giovane, a creare il loro piccolo mondo in una frazione alpina a 1000 metri di altitudine, che ora, grazie a loro, ha un motivo per essere conosciuta e vissuta!

    Nel 2020 apre ufficialmente le porte “Rosbettola”, un locale dove trovi “cose buone” e le trovi solo qui! Una globalizzazione al contrario dove non sono i prodotti a viaggiare ma le persone a spostarsi per trovarli! Un esempio: la “ROSBIRRA” di Edith!

    Edith l’ho conosciuta dopo Sandro, il papà. Diventata mamma da poco della splendida Nina, è una ragazza decisa, con le idee chiare e con la birra che le scorre nelle vene, perchè dovete sapere che, questo liquido dorato è da sempre la passione di questa avventuriera che per imparare a farla, gira il mondo, fa esperienze di lavoro ed apprende conoscenze da mastri birrai importanti, sperimenta ed alla fine sente il richiamo di casa e porta la sua personale ricetta alla “Rosbettola”.

    La Rosbirra è fatta con fiori di sambuco:una birra fresca, perfetta in ogni occasione e soprattutto una birra unica che puoi gustare solo se vai a conoscere Edith e l’accattivante “Rosbettola”.

    Il re della cucina è Leo, il fratello di Edith, un ragazzo che ha fatto della cucina il suo mestiere, diplomato alla scuola alberghiera, sforna gustose pietante per i suoi clienti. Così qui puoi trovare: il RosBurger, il RosStinco, il Rosbaglione, il RosBread e molto altro. Tutto ciò che ha “Ros” davanti è una garanzia di qualità, squisitezza e unicità! Indaffarato con le preparazioni non ho avuto modo di scambiare molte parole, con Leo, ma a giudicare dal profumo che arrivava dalla cucina, sono certa che mangiare qui sia una garanzia!

    Sull’etichetta della bottiglia della birra, l’essenza di ogni persona di questa famiglia. Il Leone: Leo il coraggioso cucciolo della famiglia. Edith, la lince, bellissima e astuta. Marzia, la civetta, misteriosa e audace. Sandro, il cinghiale, la forza, l’audacia, il caposaldo del “RosTeam! Una famiglia dal cuore di montagna che ci insegna come l’unione fa la forza e il coraggio aiuta gli audaci.

    “Luoghi semplici sono rifugio degli animi complessi” questa la scritta che troneggia sulla lavagna dentro il locale, perchè la semplicità, l’informalità, la convivialità di un locale di montagna possono fare la differenza per chi nel proprio bagaglio ha malessere. Io da sempre sostengo che esistano posti dove è possibile fermare la nostra fretta ed aspettare l’anima, in questo locale, provocatoriamente denominato “osteria di infimo ordine”, ti puoi fermare, parlare, sentirti di casa e accolto. Non sei un semplice cliente, ma sei un valore aggiunto a questo posto!

    Un posto vivo, dove puoi trovare una mostra, un concerto, un evento speciale, basta seguire la pagina facebook http://www.facebook.it/ROSBettola per mantenere la multifunzionalità della montagna. Rosbettola è anche su Instagram http://www.instagram.com/rosbettola

    Un locale che accontenta tutti perchè ci sono due generazioni a condurlo. Una bettola, che bettola non è, dove non troverai prodotti della grande distribuzione, ma “chicche” di qualità che arrivano da produttori selezionati, conosciuti e amici.

    Sandro e Marzia hanno fatto respirare montagna ai loro figli fin dalla tenera età: parlandone, divulgando cultura e tradizione e scegliendo di viverci. Edith e Leo sono stati liberi di scegliere la loro strada, ma alla fine hanno scelto casa, perchè dei bravi genitori sanno donare ali per volare, radici per tornare e motivi per rimanere: questa frase del Dalai Lama racchiude l’essenza di questa meravigliosa famiglia!

    Le belle storie vanno raccontate, soprattutto quelle che gridano a gran voce che la montagna si può ancora scegliere come meta per il turismo, come luogo per trovare pace ma anche come posto per vivere, per lavorare, per offrire quella multifunzionalità che la farà sopravvivere. La montagna non è per tutti ma può essere una scelta ed un’opportunità per molti!

    Se entrerai per la prima volta nella “Rodbettola”, potrai incrociare il sorriso di questa famiglia e saprai la loro storia, gustando il buon cibo, con un bicchiere di birra, saprai che dietro quei muri c’è una scelta, uno stile di vita, una famiglia unita! Al prossimo lunedì, la mia borsa è ancora piena di storie e la mia penna inarrestabile!

  • Anima: la birra che ascolta chi la beve!

    Anima: la birra che ascolta chi la beve!

    Risalendo la Valle Stura, poco dopo Borgo San Dalmazzo, nella bella provincia di Cuneo, in Piemonte, non è possibile non vedere il birrificio “Anima”. Si tratta di una bella struttura, armoniosa, perfettamente inserita nell’ambiente che la circorda. La conosco da molto tempo, la vedo passando con l’auto, noto le macchine all’esterno, i camioncini delle consegne: è sicuramente viva più che mai. All’inizio, quando era solo un cantiere, mi sono chiesta spesso cosa stava nascendo nel piccolo Comune di Roccasparvera, quell’insegna “Anima” era fonte della mia curiosità. Dal 2014 la Valle Stura ha il suo birrificio artigianale.

    E’ da un po’ che questo birrificio resiste, superando la pandemia, la concorrenza e le difficoltà di un mercato sempre più saturo di birre artigianali. “Anima” è lì da parecchi anni, nonostante tutto, quindi sentivo che poteva esserci una storia di passione, valori e costanza dietro questa attività.

    La mia caccia di storie, così, mi ha portata, in una calda mattina di agosto, a conoscere Alberto, l’anima del birrificio e mi sono fatta raccontare la sua storia.

    Alberto, un ragazzone del 1986, vive da sempre a Borgo San Dalmazzo, si laurea in Economia e per alcuni anni si occupa di Energie Rinnovabili. Finiti gli studi, però, decide di provare una nuova avventura: la fabbricazione della birra, bevanda che lui stesso apprezza particolamente. Inizia un progetto di ricerca e sviluppo, che dura due anni e mezzo, che lo vede deciso a raggiungere l’obiettivo di iniziare una produzione. Con la collaborazione di un amico, realizza più di 700 “prove”, concentrandosi su 6 tipologie di birra. In quel periodo il birrifico era ancora una meta lontana, un sogno da realizzare, e tutto questo lavoro avviene nel garage della nonna di Alberto. Un lavoro di impegno, costanza, passione. Un lavoro da autodidatta che lo vede sperimentare sbagliando e ricominciando per creare qualcosa di unico e non una copia che esiste già sul mercato. Un lavoro che ha richiesto “Anima”, da qui il nome della birra.

    “La cosa diventa se uno fa!” mi dice sorridendo, e ricordando le prove in quel garage, la delusione nell’errore ma la grinta nel riprovare. Un garage che grazie a impegno e dedizione ora è un birrificio di cui si occupa a tempo pieno.

    Ci sono voluti due anni e mezzo per raggiungere i primi risultati ed avere i primi riconoscimenti: il prodotto è buono dal punto di vista qualitativo ed inizia a vincere concorsi, da qui la decisione di farlo diventare un mestiere. Non sono mancati gli infiniti assaggi da parte di amici, esperti e curiosi perchè Alberto sostiene che la birra che avrà successo è quella che conquista il parere popolare, che il cliente ama al primo assaggio. Non basta dirsi bravo da solo ed amare il proprio prodotto, bisogna che la gente lo approvi!

    Nel 2013 inizia la costruzione del Birrificio Anima e la prima produzione avviene nell’agosto del 2014, la prima vendita nel gennaio 2015! Alberto ricorda ogni data di questa sua grande avventura, ha ancora in mente persino il suo primo cliente: un ristoratore di Roccavione (CN).

    La produzione inizia con due formati: il 75cl, 50cl ed in seguito il 33cl, tutto sempre con tappo a fungo e gabbietta, una particolarità, soprattutto per il formato da 33cl, che di solito ha il tappo corona. La scelta del vetro, elegante e massiccio, del tappo, unico nel suo genere, dell’eleganza e dei piccoli particolari che rendono la bottiglia della birra Anima unica, non sono casuali, ma anche qui c’è tutta l’attenzione e la dedizione del suo produttore che ha fatto nascere e crescere il suo prodotto. Una bottiglia che conservi e non butti!

    Ho visitato con piacere il Birrificio, in compagnia di Alberto, che mi ha guidato tra Silos pieni di birra gorgogliante, scatole pronte per le consegne, destinate oltre confine (Europa e Stati Uniti), magazzini ricchi di materie prime autoprodottae o di provenienza 100% italiana.

    Girando tra i macchinari non potevo non chiedere come mai è stato deciso di utilizzare dei nomi così particolari per le birre.

    Leonardo, Dante un omaggio a questi due italiani conosciuti in tutto il mondo e di cui andiamo fieri. Anastastia, Cleopatra, Newton, Mozart e l’ultima arrivata Isabella, tutti nomi facilmente riconoscibili e ricordabili. Una scelta che fa ricordare la birra Anima in giro per il mondo.

    La novità, nata durante la pandemia, è la nuova “Birra Paese”, la birra “italiana per sempre”. Non si tratta di una semplice bevanda, ma di un vero e proprio progetto!

    La birra Paese si propone come un prodotto locale, che per la sua produzione utilizza prodotti della zona. Un marchio registrato di proprietà del Comune di Roccasparvera, situato nelle Alpi Marittime, gestito dal Birrificio Anima, per 100 anni, un periodo simbolico, che garantirà a questo prodotto di essere italiano per sempre. Non ti resta che gustarla! Ci sono tre formati: Blu Apa, Verde Ipa e Rosso Amber Ipa. Sono garantite; qualità, filiela agricola integrata, processi artigianali senza fretta, rifermentazione in bottiglia, tappo di sughero naturale e niente spezie!

    Ed è proprio sul “senza fretta” che vorrei soffermarmi. Nel mio viaggio tra le birre Anima ho capito che qui il tempo è rispettato, non si stoppa mai una fase, ma si lascia che l’intero processo di lievitazione arrivi alla fine in modo naturale e questo garantisce un prodotto che non cambia nel tempo, stabile e senza sorprese. Il tempo, se non hai fretta, ti ripaga quindi più tempo la birra resta in birrificio, coccolata ed accudita senza fretta, e più va nel mondo matura e stabile. Queste le parole di Alberto, che mi hanno fatto capire, ancora una volta che pazienza e calma sono sempre ottime consigliere!

    ” Pensa con la tua testa, sbaglia in prima persona, impara, non copiare, cadi e rialzati!” questo il segreto del successo di Alberto, che mi fa pensare al popolo della montagna, quello tenace, che non molla, che cammina sul sentiero con ogni condizione e arriva in cima.

    L’umiltà di Alberto mi ha affascinato, era davanti a me in tshirt, jeans, un sabato qualuque, mentre spesso è in viaggio, gira il mondo con il suo prodotto, partecipa a fiere, manifestazioni, concorsi. Me lo sono visto in quel garage a passare le sue serate tra sentori di luppolo ed ingredienti sparsi ovunque, ed ora davanti a me, un imprenditore che con le sue parole mi fa venire voglia di assaggiare una delle sue meravigliose birre!

    Se vuoi degustare le birre del birrificio Anima le puoi trovare presso il birrificio , nello shop on line http://www.birraanima.com/

    Su instagram http://www.instagram.com/birraanima

    Le birre inoltre sono presenti in molti locali della Valle Stura e non, in piccole botteghe, bar e ristoranti. Non troverai mai la birra Anima in una grande catena di distribuzione, perchè Alberto crede nel territorio, nell’artigianalità e nei piccoli produttori che, faticando, vanno avanti offrendo sempre qualcosa di unico con una qualità d’eccellenza.

    La storia di oggi, mi ha portato ancora una volta a credere nei sogni, a non mollare anche nello sconforto, ad avere chiaro un obiettivo e fare ogni cosa per perseguirlo! Alberto è stato un invito a continuare a metterci l’anima in ogni cosa: lui ci ha creduto così tanto da marchiare il suo prodotto con una fiamma che nasce proprio dalla sua anima che in questo birrificio ci ha messo a 360 gradi! Al prossimo lunedì con un altra storia che parlerà di anima, sfide, vittorie e montagna!

  • Bruno e il suo “Nido dell’Aquila”

    Bruno e il suo “Nido dell’Aquila”

    Sono sempre stata affascinata dalle persone che sanno creare, che in ogni situazione sanno aggiustare, trasformare, che usano le mani per far diventare dei materiali delle meraviglie. Sono persone che guardo con ammirazione, forse perchè mio nonno era così, mio padre è così, sono uomini all’antica che sanno fare tutto. Dare una seconda possibilità agli oggetti antichi e non buttare nulla: sono stati da sempre compiti della mia famiglia.

    Molto spesso queste persone offrono il loro dono al prossimo, aiutano senza volere nulla in cambio. Spesso nella vita hanno già lavorato molto, ed ora, che è il momento di godersi la meritata pensione, non sanno stare fermi, mani e mente sono sempre in fermento pronte per nuovi lavori.

    La storia di oggi parla di Bruno, un energico sessantacinquenne che nella vita ha fatto l’artigiano in proprio ed ora utilizza il suo tempo per donarsi ed aiutare il prossimo anche nei posti più lontani. Ma partiamo dall’inizio e conosciamo meglio il protagonista della storia di oggi.

    Bruno vive in una bella casa a Monastero di Vasco, un paesino del Monregalese, in provincia di Cuneo. E’ nato e cresciuto in questo paese e lo conosce come le sue tasche. Ha una bellissima famiglia: Loredana, sua moglie e le due figlie Giulia ed Enrica sono come lui, semplici, rispettose ed accoglienti. Bruno è una persona solare, che mi ha accolta in casa sua per raccontarmi la sua storia e cosa hanno realizzato le sue mani magiche!

    Ho ascoltato le sue parole, ce ne sono state tante, perchè Bruno ha moltissime cose da raccontare, ha fatto e fa tanto e in questo tanto c’è posto anche per fare del bene. Fa parte di ” Elettrici senza frontiere Italia”, un’organizzazione no-profit, che si impegna costantemente per fornire un accesso all’elettricità nelle zone del pianeta dove ancora oggi non esiste.

    Bruno ogni anno va nei posti pìù remoti a dare il suo contributo: ha aiutato nella costruzione di scuole, ospedali, portando le sue mani per lavorare, il suo sorriso per resistere nei posto meno accoglienti dove fame e miseria sono sotto gli occhi di tutti, ed il suo ottimismo che lo ha sempre aiutato nella vita.

    Seduti al tavolo in giardino, contornata dalla bella famiglia di Bruno, ho degustato acqua e sciroppo di menta fatti da lui, perchè davvero questo uomo sa fare tutto, trasformando erbe e piante in rimedi naturali per la cura di tutta la famiglia. Mentre si parla Loredana, mi dice che non sempre è facile stare dietro a tutte le idee di suo marito, che appena finisce un progetto ne ha già in mente un altro e Bruno replica spiegando che la vita va vissuta in ogni istante, perchè è così corta che non si deve perdere nemmeno un minuto restando senza fare nulla, “Domani è già tardi!” mi dice deciso.

    Sorrido assistendo a questo scambio di parole, e penso a quanto a volte mi piace poltrire sul divano o restare per ore a guardare la mia serie preferita o davanti al cellulare: sarà davvero tempo perso?

    Bruno arriva da una famiglia dove “fare” è sempre stata la parola d’ordine, la mamma è mancata l’anno scorso alla veneranda età di 101 anni, ed in casa si è sempre lavorato, caratteristica questa delle vecchie generazioni, che vivevano per lavorare e non lavoravano per vivere. Un modo di essere incentrato sul darsi da fare, sull’ essere autosufficienti e sul trasmettere a tutti l’importanza di aiutare, come si faceva una volta in campagna dove ognuno faceva la sua parte per arrivare ad essere tutti soddisfatti.

    Sono certa che chi mi legge ora si starà chiedendo come mai ho voluto raccontare la storia di Bruno, che si discosta un po’ da quelle che generalmente tratto. L’ho fatto perchè, questo signore tutto fare, ha voluto ridare vita ad una piccola casa del 1902. Una vecchia baita in pietra, in Val Corsaglia, provincia di Cuneo, posizionata in cima ad un cucuzzulo, trasfomandola in un luogo magico dove potersi fermare.

    I social sono utili anche per conoscere storie e persone, e così un messaggio di Bruno ed una breve descrizione del posto mi hanno incuriosita molto e ho deciso di incontrarlo e di andare a vedere questo piccolo capolavoro. Inoltre amo le case di montagna, quelle isolate, fuori dal mondo, quelle che sono state ristrutturare ma che profumano di vecchio e di passato, che sono state vissute un tempo e che hanno trovato chi le ha fatte tornare a splendere.

    La piccola casa, acquistata per caso, in società con un amico, era in attesa di una nuova vita, poco visibile dalla strada, apoggiata sul pendio della montagna, non era abitabile e pensare ad una ristrutturazione era complicato: ci volevano mani esperte, passione e un pizzico di pazzia, tutte cose che a Bruno non mancano!

    La casa viene acquistata all’inizio del 2000 con l’intenzione di sistemarla, ma era chiaro che fosse davvero un’impresa difficile, così per alcuni anni rimane ancora in attesa di essere trasformata. Due anni fa, però , Bruno decide che era il momento di dargli vita ed inizia a rendere questo posto speciale, perchè, come me, ama dare una seconda vita alle cose!

    I lavori sono una vera scommessa, un’impresa non da poco. Per raggiungere la casa vi è solo un piccolo sentiero, quindi tutto il necessario per la ristrutturazione è stato portato con la cariola o con l’aiuto di qualche amico in cambio di pane e salame e un buon bicchiere di vino! Tra amici si fa così! Nasce così “Il nido dell’aquila”, ci vogliono due anni e tanto olio di gomito ma vi posso garantire che ne è valsa la pena!

    Il periodo della pandemia ha fermato Bruno impedendogli di finire gli ultimi lavori al “Nido dell’Aquila”, ma non si è perso d’animo e ne ha approfittato per fare, nel suo laboratorio di casa, i mobili per arredare questo piccolo grazioso paradiso alpino.

    Entrando in casa si è subito avvolti da una pace incredibile, si è circondati da particolari unici e si nota sicuramente il tocco femminile di Loredana. Muri in pietra, legno antico, oggetti di un tempo resi parte della casa. Un meraviglioso angolo di paradiso di cui Bruno è stato l’autore!

    “Il nido dell’aquila” è composto da un locale cucina, una camera da letto su soppalco, un piccolo bagno, all’esterno una terrazza panoramica, ma non finisce qui. Fuori, a pochi passi dalla casa, c’è anche una sauna con la doccia.

    San Francesco d’Assisi diceva: “Chi lavora con le mani è un operaio. Chi lavora con le mani e la testa è un artigiano. Chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista!” Tutto questo è Bruno, un pensionato che aiuta il prossimo e crea meraviglie!

    “Chi non è buono per gli altri non è buono per se stesso”, questa frase la diceva sempre la mamma a Bruno, in dialetto, e lui me l’ha ripetuta mentre ci stavamo lasciando alle spalle il sentiero che ci ha condotto alla sua baita. Se vuoi conoscere Bruno ha un profilo Instagram http://www.instagram.com/bru_danna e anche un amail: dannaimpianti@libero.it.

    E’ stato bello conoscere questo uomo, vedere “Il nido dell’aquila”, un posto incantevole dove sarei rimasta a lungo, un luogo che sceglierei come rifugio nei momenti in cui il mio animo richiede libertà, libertà dal mondo con i suoi ritmi incalzanti, libertà dalla monotonia della quotidianità, libertà dal bisogno di essere sempre al top. In questo posto mi ci sono vista in tuta, scarponi, una tazza di te e un libro in mano o persa tra le mie parole con il mio inseparabile tacuino e la penna stilografica.

    Per me le persone che in qualche modo, ridanno vita a un pezzo di montagna abbandonato, sono persone speciali, che sanno il valore del passato, del territorio alpino, delle sue tradizioni. Spero che un giorno, questo piccolo capolavoro, possa essere aperto al pubblico e che molti, come è successo a me, possano sedersi tra le mura del “Nido dell’aquila”, fermarsi chiudere gli occhi, fare lunghi respiri e abbandonarsi alla bellezza di questa piccola graziosa baita! Grazie Bruno per avermi portato nel tuo mondo!

  • Marta e Stefano e le passeggiate “Geoerboristiche”

    Marta e Stefano e le passeggiate “Geoerboristiche”

    Cosa succede quando un Geologo ed un Erborista si incontrano, si innamorano e iniziano la loro strada insieme? Nascono le passeggiate “Geoerboristiche”!

    Oggi vi racconto la storia di Marta e Stefano due giovani che hanno deciso di lavorare nella natura per far conoscere il territorio e le bellezze che può offrire. Una coppia di ragazzi semplici, che amano la montagna e i valori che essa trasmette come : autenticità, rispetto e buon vivere.

    Vi racconto la loro storia perchè il messaggio che trasmettono. ovvero vivere la montagna come un luogo dove “staccare la spina”, trovare il proprio tempo, capire ed amare il territorio vivendolo, è tutto ciò che questo blog vuole divulgare.

    Ho conosciuto Marta davanti a un succo di mela, nel mio posto preferito, il piccolo Forno “La Fame”, di Roccasparvera, di cui puoi trovare la storia nel mio blog.

    Marta sceglie la facoltà di “Scienze Erboristiche”, un po per caso, capendo che i precedenti studi di ragioneria non erano per lei, sentendo che il suo lavoro doveva essere all’aria aperta, a contatto con la natura. Il corso prevede molte ore di chimica e poche ore di botanica, che in realtà, per Marta, diventa l’argomento più interessante perchè trovare e riconoscere piante, direttamente in natura, la appassiona. Frequenta così dei corsi e fa molta esperienza sul campo. Inizialmente prova a lavorare presso un’azienda ma il lavoro in un ambiente chiuso non la soddisfa. Ama la montagna: fin da piccola, Valle Pesio e Valle Stura erano la meta delle sue camminate con il nonno, che le trasmette l’amore per le cime e così erbe e natura diventano il suo mestiere. Oggi lavora part time presso un’erboristeria di Caraglio, insegna e nel suo tempo libero vive la natura. Puoi conoscere Marta sulla sua pagina instagram http://www.instagram.com/marta_infusa

    Il servizio civile svolto presso il Parco Fluviale di Cuneo le fa conoscere la possibilità di fare corsi sul campo e passeggiate alla scoperta delle erbe nel luogo dove nascono e crescono e porta sulla sua strada Stefano, un geologo ma soprattutto un accompagnatore ciclo -naturalistico.

    Nel DNA di Stefano c’è qualche cromosoma dedicato alla montagna, alla geologia e all’amore smisurato per la natura. Ha sempre vissuto in Valle Stura ed è a calpestare questa valle che porta i suoi clienti, perchè la conosce da sempre in ogni sua particolarità.

    Stefano nel 2015 si laurea in Geologia mentre stava già lavorando in Valle Stura come Guida Rafting, frequenta tra il 2011 eil 2013 dei corsi ed ottiene la qualifica di accompagnatore naturalistico e cicloturistico. Entra a far parte delle Guide Fluviali del parco di Cuneo ed è qui che conosce Marta, la giovane Erborista con cui ora vive.

    Le mani delicate di Marta, abiutuate a maneggiare erbe preziose , miscelare fiori e foglie, selezionare germogli, piante commestibili e curative nella natura, si uniscono a quelle di Stefano, le mani di un geologo che ama far conoscere oltre che il suolo anche il sottosuolo.

    Così questi due giovani propongono in primavera ed estate, nel momento in cui la natura ci offre il massimo del suo splendore, delle passeggiate “Geo erboristiche”, tra i sentieri della Valle Stura.

    Dopo un’escursione “Geo erboristica” con Marta e Stefano, sarai più ricco perchè avrai imparato a riconoscere le erbe che la natura ci offre, avrai imparato un modo di camminare calmo e attento, e potrai mettere nel tuo bagaglio esperienza e conoscenza che con passione questi due ragazzi trasmettono.

    Lavorare in natura non è come farlo in una fabbrica o in un ufficio, richiede molta esperienza, sicurezza, calma e la capacità di relazione anche con chi di natura non ne conosce, non sa affrontare una passeggiata, non conosce la montagna e non è preparato a fatica e paesaggi da scoprire, quindi bisogna essere bravi proprio come lo sono Marta e Stefano.

    Ma ora vi voglio parlare di una proposta che sta facendo Stefano in questo periodo: il “River Trekking”.

    Si tratta di un percorso facile, che viene fatto seguendo il letto del fiume Cant, nella Valle Stura. Non si segue un sentiero ma il letto del fiume, si cammina all’interno del torrente, in acque basse, immersi in un natura incontaminata e decisamente scenografica, accompagnati dallo scorrere del fiume e dai suoni che la natura ci offre.

    Non l’ho provato, spero di farlo presto, ma le immagini che mi ha inviato Stefano sono favolose e molto motivanti.

    Stefano accompagna piccoli gruppi, massimo sei persone per volta, una scelta fatta per diversi motivi, che non gli giova a livello economico e che me lo ha fatto apprezzare ancora di più.

    Piccolo gruppi per poter creare un rapporto con chi lo segue in questa evventura, per offrire una completa attenzione e poter dare risposte, trasmettere conoscenze, far capire cosa nasconde il territorio che spesso trascuriamo. Poche persone per evitare la fretta e poter chiedere a tutti di concedersi del tempo per vivere un’escurzione in relax, lontano dal caos della vita quotidiana.

    Oltre alla creazione di un rapporto con il cliente la scelta di accompagnare poche persone è giustificata dal voler rispettare l’ambiente, avere meno impatto sul fiume e le creature che lo abitano, perchè come ho già detto prima, per questi due giovani è imporatante trasmettere un messaggio molto chiaro: “conoscere il territorio per amarlo e rispettarlo!”

    Cosa ti occorre per sperimentare questa bellissima avventura? Prima di tutto occorre prenotare, in questo caso puoi contattare Stefano su instagram http://www.instagram.com/vallesturaadventure. Devi portare con te un paio di scarponcini, mentre la muta, il casco ed i calzari ti saranno forniti dalla guida. Infine devi lasciare a casa la fretta, lo stress e la tristezza e mettere nel tuo zaino: la voglia di conoscere posti e persone nuove, l’entusiasmo per vivere al meglio la nuova esperienza ed infine amicizia ed empatia che in gruppo servono sempre.

    ” La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi e pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura.” Paolo Cognetti

    Certe volte, una passeggiata in montagna può essere davvero rigenerante, perchè in alcuni tratti che la natura ci offre, la mente può trovare ristoro e può liberarsi da ciò che l’affligge. Sono contenta di aver conosciuto Marte e Stefano, perchè la loro storia sta diventanto la storia di molti giovani, che scelgono lavori più affini alle loro caratteristiche, giovani che vivono la montagna con consapevolezza e la trattano come un bene prezioso, giovani che cercano e tornano al buon vivere.

    Vi consiglio sia le passeggiate “Geo Erboristiche” con Marta, anche se occorrerà aspettare la primavera, sia il River Trekking o una semplice escursione con accanto l’esperienza di Stefano che saprà portavi nel suo ambiente naturale, la montagna, con tutta la passione e sentimento.

    Vi aspetto il prossimo lunedì con una nuova storia, perchè la caccia continua. Non perdetevi nemmeno un articolo, ci sono così tante cose da scoprire nel mio mondo!!

  • “Lou Estela”: la stella di Simona!

    “Lou Estela”:  la stella di Simona!

    Può un vecchio essiccatoio per castagne diventare un B&B di Charme? La risposta è si, se dietro ci sono le mani, la mente e la passione di una donna come Simona.

    Siamo in un paese montano della Valle Stura, Moiola, Piemonte, un borgo alpino di pochi abitanti, dove il tempo scorre tra le mura delle case senza troppi colpi di scena, dove ci si conosce tutti e le novità del paese spesso corrono di bocca in bocca. Anche io per un certo periodo ho vissuto in questo paesino, nella parte più montana, a 1100 metri di altitudine, tutti mi conoscevano, tutti mi chiamavano “quella degli asini”, visto che avevo un’asineria, tutti sapevano chi ero. Quando per tornare a casa, passavo davanti al vecchio essiccatoio abbandonato, in piemontese detto “Secou”, che era in fase di ristrutturazione, mi chiedevo spesso che cosa sarebbe diventato, ero curiosa e felice di vedere che una parte del paese, da tempo dimenticata, si stava trasformando.

    A giugno 2021, il vecchio essiccatoio, ristrutturato, valorizzato e reso un piccolo spazio magico, ha aperto le sue porte ma come per tutte le cose, alle sue spalle c’è una storia, un cambio di vita e un nuovo inizio. Io sono andata a scoprire tutto questo!

    Dietro questa nuova struttura c’è Simona, con cui ho condiviso qualche ora, sorseggiato un un caffè, mentre si è raccontata. Simona, prima di gestire “Lou Estela” era la responsabile di contabilità e fisco in una multinazionale, aveva un ottimo lavoro, ben retribuito con ottime prospettive di carriera, una vita che fa per 15 anni mentre diventa mamma e crea la sua famiglia. Nel 2017 arriva l’ultimo bimbo, ma anche una perdita molto importante, preceduta da un malattia che vede spegnersi sua mamma, lasciando dolore, sgomento e tempo per riflettere.

    La prematura perdita della mamma mette in discussione la vita di Simona, che capisce come tutto possa cambiare rapidamente, come la vita sia preziosa, come sia importante essere padroni del proprio tempo. Quando tutto questo avviene la vita di Simona era ben organizzata, partiva per il lavoro il mattino presto e tornava alla sera, i bimbi passavano il tempo al nido, il lavoro le piaceva, la impegnava moltissimo, ma ciò che faceva era rincorrere la vita! Ti rendi conto di come vivi quando capisci che tutto potrebbe finire e che per tornare al buon vivere qualcosa deve cambiare.

    Mettere in discussione la propria vita cosa vuol dire per una donna come Simona? Sicuramente non restare con le mani in mano ma decidere di dedicarsi alla famiglia, crescere i figli, trovare dei ritmi più “umani”, cercando un’attività che le permettesse di integrare il reddito e di avere una cosa sua, con cui potesse ritornare ad essere “padrona del suo tempo!” Si licenzia ed inizia così il progetto di ristrutturazione, dove Simona ci mette testa e cuore. Un progetto difficile, realizzato anche grazie ad alcuni risparmi lasciati dalla mamma, che in cuor suo aveva da sempre il desiderio di aprire un B&B. Un progetto dove suo marito diventa supporto e conforto nei momento più difficili.

    Nasce così “Lou Estela”, La Stella che ora vi presento. “Lou Estela” è un antico essiccatoio diventato un B&B di charme, dove ogni dettaglio è studiato, dove puoi fermarti, rilassarti, sentirti accolto ed immerso in un ambiente unico, caldo e avvolgente. Si tratta di una struttura unica nel suo genere, due posti letto in un ambiente che nonostante sia piccolo, è molto funzionale ed dotato di tutti confort. La camera da letto invita alla pace ed è l’unico posto dove si può trovare traccia di ciò che un tempo era questo luogo, infatti sopra al letto si può ancora vedere un pezzo della griglia sulla quale venivano poggiate le castagne per essere essiccate.

    Con una padrona di casa come Simona, non poteva che essere tutto perfetto, come anche la sua scelta di servire un’abbondante colazione a km zero, coinvolgendo i produttori locali di leccornie montane, capace di stupire e soddisfare anche il cliente più esigente. inoltre vi è la possibilità di abbinare al soggiorno molti altri servizi che potete scoprire sul sito http://www.louestela.com

    La presenza di Simona è sempre in punta di piedi, lasciando al cliente libero spazio di godere la sua privacy, sfruttando anche l’area verde esterna, dedicata alla struttura.

    Due poltrone che si affacciano sulla natura, capaci di trasformare i pensieri in brezza montana, l’inquietudine in pace interiore e la fretta in tranquillità. Seduta proprio lì, affondata in quel tessuto davanti a quella vetrata, con un buon libro in mano, avvolta dal silenzio e persa tra le parole, ho pensato a come questo posto sia stato creato preservando l’antico, a come una volta qui si sarebbe respirato odore di castagne, di come il calore e l’odore della legna, utilizzata per l’essiccatura, fossero parte di queste mura che oggi vivono per una seconda volta.

    Un progetto ambizioso, quello di Simona, che l’ha vista fare un salto nel buio, faticare per la sua realizzazione, scoraggiarsi, in alcuni momenti, sentire la mancanza del suo vecchio lavoro che amava, ma che oggi le fa raccogliere tutti i frutti per aver scelto un certo stile, per avere deciso di fare la differenza, per offrire un’ospitalità di charme in un ambiente montano che spesso propone ambienti più rustici.

    Simona vive tra campagna e città, l’attuale vita in montagna, e la sua attivitá, le hanno fatto riscoprire la bellezza di potersi concedere delle pause, di essere contornata dalla natura, di dare ai suoi figli un ambiente semplice e vero. Parlando con Simona ci vuole poco a capire che in lei scorre il sangue di una manager, che c’è esperienza e conoscenza e che nulla è stato improvvisato se non l’esito della neo attività, che non si poteva prevedere. Mi dice che ci sono fasi della vita che vanno rispettate e assecondate, lei si è laureata, ha fatto il lavoro dei suoi sogni per un po’, e ora fa la mamma e gestisce la sua attività con dedizione e sapendo che è la sua stella! La stella che le ha dato la capacità e la voglia di affrontare un lutto importante, la stella che le ha dato la forza di lasciare il suo vecchio lavoro e di fare la mamma a tempo pieno, la stella che brilla dentro di lei ogni volta che la sua struttura viene citata in qualche rivista importante o qualche cliente lascia una recensione positiva.

    “Le cose che scriviamo per noi stessi sono sempre le più sincere..”. una frase presa dal libro che Simona ha scritto, liberando nella parole tutto il suo dolore, per la perdita della mamma. ( “La sedia davanti alla finestra” edito da Albatros) Aggiungere che anche le cose che facciamo per noi stessi sono le più sincere!

    Ho conosciuto con piacere Simona, che spesso salutavo ma con cui non ho mai avuto il piacere di conversare, ho apprezzato la sua storia, ho fatto mia la sua ambizione, il suo incoraggiamento a continuare a credere nel mio sogno, il suo spingermi a valorizzare ciò che faccio, a riconoscere il mio talento. Ci sono donne che arrivano sulla mia strada per caso e molte di esse lasciano un segno. Sento subito che si crea istintivamente un legame, che me le fa ricordare nei momenti di difficoltà, di cui sento le parole quando mi pare che tutto possa crollare

    “Lou Estela” è un piccolo paradiso dove vale la pena soggiornare, per la sua storia, per Simona che lo ama come fosse il suo quarto figlio, per la sua unicità e perchè passare del tempo in montagna fa bene al cuore a all’anima! Puoi trovare su instagram l’attività di Simona: http://www.instagram.com/louestela_casavacanze

    Oggi una storia speciale, che fa conoscere una donna speciale, che, come tutte le donne, nella difficoltà si è tirata su le maniche e, credendo in se stessa, ha realizzato qualcosa di speciale. Seguimi per altre storie uniche. Il mondo ha bisogno di storie belle ogni lunedì te ne regalo una, lascia la tua mail per riceverle tutte!

  • Roberto e il Tai Chi di montagna!

    Roberto e il Tai Chi di montagna!

    Oggi vi parlo di un papà a tempo pieno, un maestro di Kung Fu e Tai Chi, un amante della montagna e un ex impiegato di banca, un titolare di un negozio di giochi ricreativi, che ha mollato tutto per ricominciare la sua vita facendo ciò che più ama fare. Una persona speciale che sa trasmettere quella calma interiore che pochi sanno donare.

    Ho conosciuto Roberto per caso: un volantino pubblicitario di un corso di Tai Chi su Facebook , mi ha spinto a contattarlo. Affascinata dalla calda immagine che sponsorizzava l’evento, e dal titolo decisamente accattivante : “Taichi al tramonto”, in un primo tempo ho letto le scritte in grande e poi, con stupore, il luogo dove tutto questo veniva fatto. Non si trattava della solita palestra, ma di una proposta da svolgere nella mia amata Valle Stura, in montagna, a pochi passi da casa mia, in un ambiente esterno dove natura e uomo sono da sempre in armonia.

    Ovviamente non potevo non provare e soprattutto, il mio istinto di “Cacciatrice di Storie” sentiva profumo di racconto, volevo sapere la storia di Roberto, che solo con pochi messaggi, mi aveva già convinto a seguirlo nel suo mondo mistico e meditativo.

    Come previsto il mio approccio con il Tai Chi è stato un successo. Tendo spesso a fare qualcosa pensandone mille altre, ma in quel caso, nel mio ambiente, nella natura e seguendo la guida di Roberto, mi sono staccata dai pensieri e mi sono persa cercando di assecondare il mio corpo e i movimenti che doveva fare.

    A fine lezione però io volevo sapere, sapere chi si nasconde dietro quel ragazzo che con gesti armonici, voce ferma e corpo in movimento è riuscito a portarmi nel suo mondo?

    Chi è Roberto? Perchè non ha deciso come tutti di aprire una palestra ma pratica la sua arte nella natura? Perchè ha scelto di vivere in montagna? Cosa fa nella sua vita? Ve lo racconto perchè l’ho voluto scoprire.

    Roberto è del 1980, per un periodo della sua vita vive tra Torino e la campagna di Torino, verso Asti, lavora per 12 anni in Banca, un lavoro che non fa per lui, se ne accorge un giorno, entrando in una banca, non quella dove lavora, per cambiare un suo assegno personale. Nel preciso momento in cui consegna l’assegno al cassiere davanti a lui, vedendosi riflesso in quell’uomo, proiettato più avanti nell’età, viene sommerso da un’infinita tristezza. Qualcosa dentro di lui scatta!

    Non voglio e non posso diventare così! Una voce interiore gli rimbomba nella testa! Le idee per cambiare lavoro iniziano subito a prendere il sopravvento e prende forma l’apertura di un negozio di giochi in scatola e attività ludiche. Era da tempo che voleva trasferirsi a Cuneo, quel vedersi nel futuro, triste e non appagato gli dà la spinta per farlo. Grazie all’eredità della nonna e a tutti i suoi risparmi fa un salto nel buio ed apre nel 2013 Triskelyon, il suo negozio.

    Per due anni lascia le arti marziali, nonostante nel periodo in cui era a Torino fosse una delle sue attività principali: era un professionista, gareggiava a livello agonistico, allenamenti 4 o 5 volte alla settimana ma questo suo stare lontano dalla sua passione non lo fa sentire completo. Inizia addirittura a percepire malessere fisico ed emotivo.

    Tra il 2016 e il 2020 riprende la sua passione tra le mani, Inizialmente prova ad allenarsi in autonomia, ma non sempre ha la costanza, così capisce che insegnare può essere lo stimolo ideale per ritornare a riappropriarsi della disciplina che per anni lo ha fatto stare bene. Inizia così la sua rinascita.

    Roberto è da solo in Valle Stura ad insegnare arti marziali, mentre a Torino ci sono altri due istruttori, il maestro fondatore dell’accademia JINGWU, vive in Argentina. Un triangolo bizzarro: Argentina – Valle Stura (Cuneo) – Torino!

    Nel 2017 , per difficoltà personali e spese eccessive, chiude il negozio, mantenendolo on line, ed inizia timidamente a proporre i primi corsi di Kung fu, in Valle per bambini, poi seguono quelli per ragazzi e piano piano il passaparola fa la differenza ed ora un buon gruppo di allievi lo segue con costanza! Nel 2020 il negozio chiude definitivamente ed inizia la sua vita attuale. Vive a Demonte, innamorato della Valle Stura, di cui è originaria la moglie, sente tra queste montagne un’energia differente, il luogo ideale per trasmettere il suo sapere, donare e respirare energia pura!

    Oggi Roberto fa due lavori: il primo è il papà, si occupa lui dei figli, mentre la moglie continua a lavorare in Banca. Ama farlo, dopo la chiusura del negozio, di comune accordo con Nadia, sua moglie, e con l’arrivo di Raffaele e Lucia, sei e tre anni, è lui a dedicarsi ai bimbi, e lo dice con orgoglio e felicità perchè è una cosa che sente sua, che ha scelto e che lo rende ancora migliore. Il secondo è l’arte del Tai chi e del Kung Fu.

    Vige comunque un tacito accordo tra lui e sua moglie. Alle 17.30 inizia il suo spazio, quello in cui Roberto deve coltivare la sua passione, perchè senza non è lo stesso, perchè le arti marziali fanno parte di lui e praticando, insegnando può essere l’uomo che è. Il suo giardino interiore va curato, innaffiato, stimolato e deve esserci perchè la sua vita sia completa e serena. Non si possono confinare le passioni perchè soddisfandole ci rendono persone migliori e ci permettono di vivere in pace con noi stessi.

    Ho apprezzato come questa coppia si è reinventata, per poter vivere entrambi la vita che desiderano, nel rispetto della famiglia che hanno formato insieme, e non togliendosi la felicità che spetta ad entrambi. Forse l’arte di Roberto, che invita alla riflessione,alla ricerca della quiete dentro se stessi, al vivere ogni istante cercando di essere tutt’uno con l’esterno, ha agevolato questa armonia famigliare. Questi due giovani,sicuramente, possono essere un esempio!

    Ho chiesto a Roberto, di dirmi in tre parole, che cosa è per lui il Tai Chi, mi ha risposto: Ricerca, Profondità e Presenza. Questi tre vocaboli mi hanno ricordato tutto ciò che serve per vivere la montagna. Ho pensato ad una passeggiata tra i sentieri alpini dove la ricerca di un buon passo è fondamentale, la profondità dell’ambiente che ci circonda è tangibile e la presenza interiore è fondamentale per vivere l’esperienza in modo totale.

    Avere scelto di praticare ed insegnare in montagna ha cambiato Roberto, perchè per un maestro come lui, che pratica da anni, la percezione dell’energia in ambiente montano è totalmente diversa. C’è voluto un anno per arrivare a sentirla appieno ed ora sa trasmettere il suo valore ad ogni suo allievo.

    Avrei voluto fare una ricerca su che cos’è l’arte del Tai Chi, le origini del Kung Fu e immergervi in questo mondo meraviglioso ma credo che sia più bello, coinvolgente e saggio che sia Roberto a raccontare quest’arte, di come lo ha aiutato ad trovare la pace interiore che lo accompagna. Lui, con le sue parole, può davvero portarti nel mondo delle arti marziali e inoltre, con una lezione prova gratuita, potrai avvicinarti a questo ambiente per capirlo meglio.

    E’ con un tramonto che ho fatto la mia prima lezione di Tai Chi, sentendo il rumore dell’acqua che scorre, gli uccellini cantare, il vento fresco che mi accarezzava la pelle. Per la prima volta ho fatto qualcosa immersa nella natura, a contatto con ciò che ogni giorno mi circonda ma che spesso non noto.

    Roberto è tante cose, come ho descritto sopra, ma una in particolare: la pace! Nelle sue lezioni si respira pace, si stacca la spina, si ritorna al buon vivere. Organizza molti eventi, lezioni estive, passeggiate con pratica finale, campi per bambini e adolescenti.

    Puoi trovare tutte le sue iniziative su facebook http://www.facebook.it/Accademia JingWu

    Ho raccontato questa storia per ciò che trasmette: certe volte abbiamo paura di inseguire i nostri sogni, le nostre passioni, ma ci sono persone come Roberto, che lo hanno fatto, che hanno trovato il buon vivere, ed hanno avuto quel pizzico di coraggio che ogni tanto ci manca per mollare tutto e dire basta!

    Non è possibile per tutti, io stessa sto inseguendo ancora i miei sogni, ma raccontare chi ce l’ha fatta, può essere lo stimolo per chi ce la vuole fare! “Chi domina gli altri dimostra forza, ma chi domina se stesso ha il vero potere!” Lao Tsu Ti lascio con questa frase. Al prossimo lunedi. Continua a seguirmi e fai conoscere il mio blog per farmi crescere.

  • Miss – ipi e la sua vita avventurosa

    Miss – ipi e la sua vita avventurosa

    Chi è Miss – ipi? Cantautrice, one girl band, illustratrice, educatrice per bambini, registra teatrale, mamma e donna di montagna! Oggi ho deciso di parlare proprio di lei, Miss – Ipi allias Francesca Corbelletto, un piccola grande donna frizzante e che all’arrivo dei suoi primi 40 anni, ha deciso di rispolverare il passato e di regale al mondo, con una mostra, tutto ciò che è stata! La mostra apre il 18 luglio e rimarrà, tempo permettendo, su tutti i muri di Morinesio, Stroppo – Valle Maira (Cuneo) fino al 30 luglio.

    Quarantanni possono sembrare pochi ma per alcuni, come in questo caso la nostra protagonista, possono diventare un momento di riflessione. Questo è l’anno dei suoi “anta” ed è giusto essere esattamente ciò che si vuole, scopriamo chi è davvero Miss Ipi.

    Francesca vive a Morinesio di Stroppo, una piccola frazione alpina a 1459 mt di altitudine, che fa parte del Comune di Stroppo, in Val Maira, nella provincia di Cuneo in Piemonte. Questa località viene definita una delle più belle ed ordinate frazioni di Stroppo, dove l’architettura montana è armonica e dove la cura dei particolari fa la differenza.

    Si laurea nel 2008 in archeologia medioevale, ed inizia subito a sperimentare attività che amava fare: con alle spalle un liceo artistico, un papà che le insegna a suonare la chitarra, si lancia nel mondo come artista.

    Il 2008 diventa una “One girl band”, gira l’Europa, suonando brani scritti da lei di American Primitive Folk e blues, incide canzoni, partecipa a festival ed il suo nome diventa Miss Ipi. Con la sua voce, suonando Benjo, Ukulele e Chitarra, una grancassa come compagna e la grinta, che ancora oggi la contraddistingue, per alcuni anni questo girare il mondo suonando diventa la sua vita.

    Francesca ricorda questo periodo , come bellissimo e sicuramente un’esperienza indimenticabile! Il coraggio di girare sola, il mondo, affrontare concerti, l’ha sicuramente resa la grande donna che è oggi!

    Le sue mani non suonano solo strumenti però, in questo periodo, ma inizia a sviluppare una sua grafica personale per realizzare dei poster per pubblicizzare alcuni eventi musicali, questo grazie alla complicità di Sirio, un caro amico di Francesca, con cui gestiva un ristorante dove venivano organizzati molti eventi. Tutto ciò che Francesca crea lo fa utilizzando le mani, tutti i suoi poster sono pezzi unici, non vi è uso di computer, e sono fatti riciclando materiale antico, che Francesca recuperava in giro: vecchie passamanerie, vecchie stoffe, vecchie carte da parati, vecchie scatole di latta, vecchi santini e oggetti vintage. Tutto fatto a collage e le scritte a mano. Ne sono stati prodotti tantissime e nel 2010, Francesca, viene selezionata, a Macerata, al “Master di alta formazione in illustrazione per l’editoria per l’infanzia”, un corso che l’aveva da sempre affascinata. Per due anni, quindi, studia a Macerata.

    Anni molto difficili per Miss- Ipi, venticinque studenti selezionati da tutto il mondo, una scuola dove si imparano molte tecniche differenti, dove le critiche distruttive non aiutano l’incedere degli studi, una sfida, una fatica, che lascia del bello e del brutto in Francesca ma che lei porta a termine. Nella mostra ci sono anche alcune opere prodotte in questo periodo.

    Facendo il Master, Francesca,capisce che, come per la musica e il teatro che aveva fatto in passato, non è interessata a combattere per diventare famosa, non le interessa essere una prima donna, ciò che c’è il lei è la voglia di fare, di esprimere il suo talento creando, progettando, condividendo con altri la sua capacità creativa, in particolare con i bambini. Le menti giovani sono nel cuore di Francesca. Con i bambini trova quella semplicità relazionale, autentica e senza pregiudizi che spesso non esiste più negli adulti.

    La vecchia Miss Ipi torna ma in un’altra veste: quella di racconta storie, “inventavventure”: inizia a creare dei piccoli laboratori di esperienze nel bosco, al fiume, in natura. Lavora nelle scuola materne, nelle scuole primarie per poi arrivare in una scuola parentale a Stroppo. Dal 2013 al 2020 Francesca inventa, crea e realizza moltissime attività per i bambini che vivono in montagna, a Stroppo, condivide con i giovani, fino alle scuole medie, tutto il suo sapere, la sua inventiva il suo essere la nuova Miss Ipi!

    La fisolofia di Miss Ipi? “Crea, sperimenta, prova, divertiti, mettiti in gioco: senza temere giudizio e senza avere aspettative. Usa la tua fantasia, questa è la tua zona sicura: lasciati andare!!”

    Francesca, mamma della bellissima ???? da un anno e mezzo, mi spiega che in questo mondo moderno i bambini sono come contenitori da riempire, spesso sono gli adulti a decidere cosa mettere dentro queste scatole, con imposizioni di ogni tipo. Nei suoi laboratori non esisteva nulla uguale per tutti, se non un tema comune, una missione e lo sviluppo veniva lasciato libero. Tanta programmazione ed esperienza alle spalle, ma poi un risultato che rende tutti liberi di esprimersi!

    Io Francesca l’ho conosciuta il 25 Aprile di quest’anno, ci siamo viste per la prima volta di persona, dopo molte telefonate, davanti ad un piatto di specialità piemontesi, poco prima di presentare i miei libri a Stroppo, un evento organizzato da lei e a cui sono stata molto felice di partecipare. C’è stato un legame fin da subito, quel filo che lega le persone con valori simili in pochi istante e che le fa incrociare sul proprio cammino lasciando un segno. Francesca il segno lo lascia davvero! La si può definire un folletto sbarazzino che dentro di sè ha la profondità e la saggezza di chi di vita ne ha vissuta tanta e ora ha appeso le scarpe al chiodo ma non le ha buttate!

    L’amore ha fermato Miss Ipi, facendole mettere radici in montagna dove vive tutto l’anno, nella piccola frazione con suo marito e la piccola ????, aiutando i suoceri nella gestione di …..????. Sono certa che per una donna creativa come Francesca ci siano stati, e ci sono, momenti di sconforto, ogni tanto la montagna costringe ad isolarsi, ma forza, creatività ed estro sono dentro Francesca. Ho voluto darle spazio, perchè nelle opere che, potrete ammirare sui muri di Morinesio, non c’è solo arte, ma c’è Miss Ipi e tutto ciò che Francesca vuole urlare al mondo per dire che c’è, c’è stata e ci sarà! E non dimentichiamoci che: comunque andrà sarà un successo!!! In bocca al lupo Miss Ipi!

    Anche questo lunedì una storia speciale, che arriva da una grande donna che inaugura la sua prima mostra con orgoglio, fatica e soddisfazione, quindi una mostra da non perdere!! Una donna di montagna che vive, lavora e rende l’ambiente alpino migliore!

  • Marianna e “la casa delle ortensie blu”

    Marianna e “la casa delle ortensie blu”

    Ci sono persone che vivono più volte, che inciampano, si rialzano e ripartono. Ci sono donne che davanti alle difficoltà: prima si fanno sopraffare ma poi, mettono le ali, e tornano a volare.

    La storia di oggi è quella di Marianna, una violinista, una mamma, un’insegnante che, mentre parliamo, sento volare libera nell’aria come la sua musica soave, sento che raccontarsi per lei oggi è un regalo e quindi ascolto come sempre, lasciandomi trasportate dalla sua storia.

    L’ho incontrata in un pomeriggio caldo d’estate, abbiamo passato qualche ora insieme nella sua casa nei boschi, a Boves, in montagna. L’ho soprannominata “la casa delle ortensie blu” perchè questi bellissimi fiori blu, circondano questo piccolo paradiso alpino, dove Marianna ama passare il suo tempo, lontano dal mondo che spesso è troppo caotico ed ogni tanto, ci costringe a delle pause. Con noi il suo inseparabile strumento: il violino che da molto tempo l’accompagna nella sua vita.            La casa delle ortensie è stato il suo sogno, l’acquisto di una casetta fuori dal mondo dove poter passare del tempo sereno con la sua famiglia.

    La prima volta che Marianna vede un violino è piccolissima, e questo strumento è appeso alla bancarella dei giocattoli alla fiera del paese, San Donato a Demonte. Esprime subito il suo desiderio di avere quell’oggetto,  lo riceverà, ma non sarà  un giocattolo, ed inizierà  la sua carriera di giovane musicista.

    La musica, da sempre, fa parte della famiglia di Marianna: il nonno suonava in banda, in casa si cantava, non mancava mai una musica di sottofondo, la sorella di Marianna, suona la fisarmonica, ed anche il fratello, primo di tutti a seguire la strada della musica, diventa musicista di professione.               Era come se una strada fosse già segnata ed ecco perchè, la voglia di suonare della piccola Marianna viene sostenuta.

    Inizia a studiare il violino alla tenera età di 8 anni, prende le sue prime lezioni private fino a 9 anni e poi si presenta per l’esame al conservatorio. Piccola e ancora inesperta, non viene presa ma l’anno dopo riuscirà nell’impresa.                                            Marianna a 19 anni ha sulle sulle spalle 11 anni di conservatorio, ore e ore di pratica, la scuola superiore da frequentare e quindi molto  studio,  insomma una vita non facile, ed in alcuni casi, una vita che priva della giovinezza e del divertimento che si merita.                                                               A 19 anni Marianna si diploma al conservatorio!

    Il talento innato di Marianna viene capito subito, e la sua dedizione allo strumento, la rende sempre più brava.                    In casa, le attenzioni sono molto spesso rivolte al fratello fagottista di successo, un ragazzo forte, intraprendente, che si fà strada con facilità nel mondo della musica, che apre le porte alla sorella che, in qualche modo, si sente obbligata a stargli dietro ed entra in un turbine di impegni che, in certi momenti, la sovrastano. Concerti, tournee sia in Italia sia all’estero, lunghi periodi passati fuori casa, in ambienti sconosciuti, con persone sconosciute. La passione per il violino non basta a colmare il disagio di Marianna, che in cuor suo ha un solo grande desiderio: trovare un uomo, sposarsi e mettere su famiglia. Un desiderio inconciliabile con lo stile di vita che gli veniva proposto. Non c’era posto per la vita sociale, il divertimento ma bisognava suonare, esercitarsi, studiare e lavorare. A 19 anni, Marianna era già un’insegnante e copriva le supplenze corte, per poter continuare a suonare, soddisfano le aspettative della famiglia.

    Quante volte, nella nostra vita, siamo obbligati a fare ciò che non vogliamo? Lo facciamo e basta, per non dispiacere chi ci sta accanto, per la paura di dire basta o semplicemente perchè non abbiamo la forza di ribellarci. Marianna voleva suonare, voleva  trasmettere il suo talento a degli studenti, e voleva una famiglia.

    Un giorno all’improvviso, dove si dice,  si possa trovare l’amore della vita, ovvero ad un matrimonio, Marianna ha conosciuto Mario. Uno sguardo le ha fatto capire che quello era l’uomo con cui avrebbe passato il resto della sua vita e così è stato.  Ho scambiato poche parole con Mario, ma ho capito che serve a Marianna, per completarsi, per tenere a freno quella parte di sè che è sempre in fermento, che è stato il supporto nel momento in cui, Marianna è diventata mamma e questo ha causato in lei un periodo difficile in cui la depressione si è impossessata della sua mente. 

    Marianna da tutto questo è uscita, perchè le donne si sanno rialzare, ora il suo sorriso illumina le sue giornate e diventa contagioso quando insegna il suo strumento, perchè ce l’ha fatta,  il suo sogno si è realizzato: un posto di ruolo nella scuola come insegnate di violino!!

    Come per tutti, ci sono delle cicatrici che restano, guariscono, ma sono parte di noi. Ho letto negli occhi di Marianna quel velo di tristezza che ogni tanto affiora, quando si toccano argomenti difficili, ma poi la luce nei suoi occhi è ritornata quando le ho chiesto di suonare un pezzo per me.

    Eravamo nel bosco, come cornice una piccola casa isolata, in montagna, un paradiso incontaminato dove si può sfuggire al caos e liberare la mente. Quando le note si sono liberate nel vento, un brivido mi ha percorso la schiena. Marianna è diventata un tutt’uno con il suo strumento, corpo, anima e mente sono andati lontani. Il suono, diffuso nel bosco, ha dato un senso a tutto; al suo difficile passato, alla sua fragilità mascherata dalla costante allegria, al suo essere la meravigliosa persona che è ora e che mi ha accolta, nel suo piccolo paradiso montano.

    Marianna ha trovato la sua forza in questo strumento perchè, nei periodi più bui, nessuno l’ha abbandonata: tutti volevano sentire il suono del suo violino, volevano godere del suo talento, ammirarla ed apprezzarla e tutto questo è stato lo stimolo per non mollare!

    La prima volta che ho ascoltato il suono del violino di Marianna è stata quest’anno, alla presentazione del mio libro “Margherita sui sentieri del nonno”. Era stata incaricata dell’intermezzo musicale durante la serata. Io amo da sempre il suono del violino, e quella sera è stata una piacevole sorpresa. Quando le sue note hanno invaso l’aria, ecco che quel brivido nella schiena si è di nuovo presentato, ho socchiuso gli occhi e mi sono lasciata trasportare dalla musica soave, per qualche istante non ero più alla presentazione del mio libro,  a stento sono riuscita a trattenere le lacrime.

    Non sapevo la sua storia, ma lei e il suo violino mi hanno toccato l’anima. C’è chi parla con le parole e chi lo fa con la musica. Io ho sentito che, dietro quelle note, non c’era solo una grande donna, ma tutta la sua storia e così ho deciso di farmela raccontare.

    “Abbiamo tutti nel petto un violino e abbiamo perduto l’archetto per suonarlo. Alcuni lo ritrovano nei libri, altri nell’incendio di un tramonto, altri negli occhi di una persona, ma ogni volta l’archetto cade dalle mani e si perde come un filo d’erba o un sogno. La vita è la ricerca infinita di questo archetto per non sentire il silenzio che ci circonda” 

    Questa frase di  Fabrizio Caramagna, mi fa concludere questa storia e mi fa capire che il mio archetto è la scrittura e non devo perderlo,  mentre quello di Marianna e tutto il suo essere una splendida persona che con il suo archetto, regala attimi di felicità e brividi di emozione. Nella vita ci si alza sempre e se non si ha paura, i sogni possono diventare realtà.

    Ho scoperto che il fiore dell’ortensia, simboleggia l’amore a 360 gradi: ardente, passionale, unico e sincero quindi in questo racconto fatto di passione e amore per la vita è davvero il fiore giusto.

    Dalle storie di rinascita si può sempre prendere spunto per migliorare la propria vita, per cercare di essere felici nonostante tutto, per amarsi ed amare in egual misura. Marianna, per me, è stata uno stimolo, un esempio, una storia a cui era giusto dare voce, una persona che il destino mi ha portato ad incontrare perchè era giusto così. Al prossimo lunedì perchè nel mio blog puoi trovare solo storie belle!!